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Il tecnico della Trevigiani Dynamon Bottoli sogna il salto fra le continental
La squadra dei cent’anni dell’U.C. Trevigiani sarà “un inno alla gioventù”
Nel 2013 ricorrono i cent’anni dalla fondazione dell’Unione Ciclisti Trevigiani. E allora tutti a chiedersi: cosa si saranno inventati per celebrare alla grande questo anniversario? Chi si aspetta effetti hollywoodiani potrebbe rimanere deluso: la squadra italiana più vincente degli ultimi anni festeggerà il suo secolo di vita rispolverando la sua anima giovane.
“In accordo con il presidente Remo Mosole, ho voluto che la squadra del centenario fosse un inno alla gioventù – afferma il team manager Mirko Rossato -. Non cercheremo il maggior numero di vittorie a tutti i costi, se questo fosse il nostro obiettivo avremmo trattenuto per un anno in più qualche corridore che invece esordisce nel professionismo. Al contrario, abbiamo ringiovanito molto l’organico. Festeggeremo i cent’anni della Trevigiani ripartendo con un nuovo ciclo, valorizzando i talenti più in erba e creando le basi per un grande futuro, per loro e per noi”.
Che impressione le hanno fatto i debuttanti nei primi ritiri?
“Ho avuto la conferma che abbiamo dei ragazzi di qualità. Si vede subito che hanno qualcosa in più”.
Con quale criterio “pesca” fra gli juniores?
“Mi interessa che l’atleta abbia voglia di imparare il mestiere, che abbia la testa a posto, e naturalmente che abbia le qualità per crescere. Ho un ottimo rapporto con i d.s. di alcune squadre, pertanto riesco a sapere se un corridore ha doti su cui lavorare, anche se magari non ha vinto chissà quante corse”.
In tema di debutti, nel 2012 lei ha esordito anche come aiuto d.s. fra i professionisti, con la Colnago Csf…
“E’ stata un’esperienza positiva, ma per certi versi mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Ho lasciato il professionismo 12 anni da corridore ed ero curioso di capire come è cambiato l’ambiente. Devo dire che è cambiato molto, in peggio per l’Italia. Le squadre multinazionali stanno ammazzando il nostro ciclismo. Con il World Tour le classiche del nostro calendario sono diventate garette. Per arrivare a cento partenti, o magari 80, gli organizzatori devono sperare nella partecipazione delle continental. Se togliamo la Milano-San Remo, la Tirreno-Adriatico, il Lombardia e ovviamente il Giro, la situazione è desolante. Anche il modo di correre mi ha un po’ deluso: non c’è fantasia”.
Comunque qualche soddisfazione se l’è tolta …
“Rispetto ai dilettanti ho dovuto cambiare prospettiva. Se con la Trevigiani l’obiettivo è vincere, con i professionisti l’imperativo era inventarsi qualcosa per non subire la superiorità dielle formazioni più forti. Mi piace ricordare il Giro di Turchia, World Tour, dove abbiamo vinto due tappe, con Di Corraro e Modolo, correndo alla garibaldina e senza soggezione per nessuno”.
La sua collaborazione con Reverberi continuerà anche nel 2013?
“Sì, ripeterò l’esperienza dell’anno scorso seguendo una parte dell’attività della squadra. Alternerò l’impegno con la Bardiani a quello con la Trevigiani Dynamon Bottoli, alla quale dedico molto più tempo”.
Lavorare con i professionisti non l’ha allontanato dalla Trevigiani?
“Per niente. Anzi, il mio sogno è proprio quello di portare la Trevigiani Dynamon Bottoli al rango di squadra professionistica, questo sarebbe il coronamento di tutto il mio lavoro. Il ciclismo sta cambiando, il dilettantismo come viene inteso in Italia non ha futuro. I ragazzi più forti, invece di fare i dilettanti qui da noi, vengono attirati dalle continental all’estero e la qualità del dilettantismo italiano si abbassa inesorabilmente. E quando crediamo di avere il fenomeno in casa ci scontriamo con la superiorità del contesto internazionale. Una società come la Trevigiani Dynamon Bottoli avrebbe le carte in regola per fare il salto di qualità e inserirsi nel rango delle continental”.
Pensa che il ciclismo dilettantistico oggi sia più pulito?
“Credo di sì, ma sarebbe meglio se ci fossero più controlli. Anche qui servono la reperibilità e il passaporto biologico, e soprattutto la voglia di applicarli in modo serio. Qualche cretino che sgarra ci sarà sempre, ma mi sembra che il movimento degli under, in generale, sia piuttosto sano”.
Quanto tempo dedica alla Trevigiani Dynamon Bottoli?
“Posso dire che in un modo o nell’altro ci lavoro 365 giorni all’anno. Quando non mi occupo dell’aspetto manageriale c’è da curare la preparazione degli atleti, poi la logistica e via dicendo. Per fortuna ho alle spalle uno staff che mi dà una grossa mano. Devo dire che siamo organizzati bene”.
L’ultima vacanza?
“Non me la ricordo neppure”.
Quali sono i suoi rapporti con gli altri direttori sportivi?
“Sono buoni, meglio con quelli dei dilettanti che con i colleghi del professonismo. Fra i dilettanti c’è più amicizia, s’incontra più gente alla mano, e non certo perché i d.s. siano meno preparati o professionali…”.
Perché lei è il d.s. più vincente e meno premiato?
“Si vede che non risulto simpatico. O forse è perché non sono bello [ride]. Io non sono uno che cerca i riflettori, vado per la mia strada e faccio il mio lavoro. Quando so di avere fatto bene il mio dovere, e di avere trasmesso ai ragazzi ciò che li farà diventare dei corridori, ho ricevuto il premio più importante. Delle cerimonie non mi importa assolutamente nulla”.
Che ne pensa delle candidature alla guida della Fci?
“Non ho visto nessuno che abbia proposto qualosa di diverso e di importante, nessuno che possa veramente migliorare le cose”.
Qual è la sua agenda di inizio stagione?
“Fino al 6 gennaio ho i ragazzi della Trevigiani Dynamon Bottoli in ritiro a Pozzonovo, mentre la settimana successiva arriveranno i professionisti della Bardiani con cui andremo in Argentina, al Tour de San Luis. Dal 17 al 28 gennaio i dilettanti saranno in Sardegna con Marco Milesi e al ritorno dall’Argentina faremo un ritiro a Massa, con professionisti e dilettanti insieme. Dopo di che i dilettanti saranno pronti per le prime gare della stagione”.
Ufficio Stampa: Eros Maccioni.
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