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23-04-2012
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Le lacrime di Fabio Aru sono il miglior spot per il ciclismo

Dalla disperazione alla gioia

BUONCONVENTO (SI) 
“Stiamo cercando casa a questi ragazzi”. Dopo le emozioni che ha regalato a tutti il finale di “Toscana-Terra di ciclismo”, Giancarlo Brocci, presidente di Girobio Asd, esprime con sei parole eloquenti un sentimento comune che serpeggia fra il gruppo, fra il sibilo delle ruote, fra il rumore meccanico dei cambi che scattano. Il ciclismo ha bisogno di visibilità per rilanciarsi e lo staff del Girobio tenta di farlo da alcuni anni. “No, noi non tentiamo, noi ci riusciamo”, puntualizza Brocci. E nel delicato momento economico che stiamo vivendo, quale spot più gratuito, genuino e immediato per il ciclismo ci può essere di un italiano che vince la prova italiana della Coppa delle Nazioni Under 23, e lo fa in lacrime, esattamente 12 mesi dopo aver perso la stessa gara a 150 metri dalla fine dell’ultima tappa grazie all’aiuto non richiesto della dea sfortuna? No, non c’è spot migliore. “Se qualcuno avesse scritto una sceneggiatura così, sarebbe stato considerato un film di fantascienza. A volte la realtà supera la fantasia” commenta Brocci. E invece è la storia vera di Fabio Aru, non ancora 22 anni, da San Gavino Monreal Sardegna. Il “Toscana-Terra di ciclismo” ha visto al via 25 formazioni, 24 Nazionali più la squadra mista Uci, in rappresentanza di 29 nazioni provenienti da quattro continenti diversi. Insomma, tutto il mondo ciclistico Under 23 si è ritrovato una mattina di metà aprile a Figline Valdarno, all’interno del Camping Norcenni Il Girasole Club, e lì è rimasto per cinque giorni. “Rispetto all’anno scorso, siamo orgogliosi di aver trovato una struttura che ospitasse per tutta la durata della gara le squadre e gli addetti ai lavori” fa notare Brocci che insieme ai suoi compagni di avventure del Girobio porta avanti, con ostinazione, quell’idea di ciclismo che piano piano si sta facendo conoscere anche all’estero. Un’idea trasparente: corridori che alloggiano e mangiano nella stessa struttura tanto che “sembrava di essere a Oxford”, percorsi immersi nelle bellezze paesaggistiche della Toscana, e infine le strade bianche. “Il ciclismo ha bisogno di vendersi in modo nuovo e più genuino”. Per dirla con le parole ormai storiche dello stesso Brocci, il ciclismo deve riscoprire la bellezza della fatica. Il “Toscana-Terra di ciclismo” è stato portato a termine da appena 58 atleti. Troppa fatica? “Non sono un patito dei percorsi duri” ha spiegato Brocci, “perché credo che la corsa dura la facciano i corridori. Ma mi piacciono i corridori che sanno reinterpretare il ciclismo. Le sofferenze di questi ragazzi, sotto la pioggia di Cortona o sullo sterrato di Buonconvento, mostrano quanta passione mettano in nome del loro sport preferito e questo rende onore al ciclismo”. Del resto, sorride Brocci, non si può fare ciclismo se non c’è la passione.

fonte:C.S.

foto:Scanferla


 

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