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"Mi sarebbe piaciuto essere a una conferenza stampa all'estero, magari ad Amsterdam. Se penso a tutti i sacrifici che ho fatto, a tutto il lavoro che ho fatto, tralasciando la famiglia... - dice il ciclista - e ora non posso gareggiare. Ma lascio stare il corridore e tiro fuori la persona, perché voglio uscire da questa storia pulito come sono convinto di essere".
"Sono tranquillo ma mi dà molto fastidio che a quest'ora potrei essere a correre il mio giro in Olanda. Per questo mi sento preso in giro, comunque andrò avanti così, poi si vedrà", aggiunge il 'delfino di Bibione'.
Queste le parole ricche di amarezza di Franco Pellizotti, il trentaduenne di origini friulane, residente per tanti anni a Bibione e da tempo trasferitosi con la famiglia nella Marca Trevigiana, che ieri in un hotel a Milano ha tenuto una conferenza stampa. Il Delfino di Bibione non potrà essere in Olanda ai nastri di partenza sabato del Giro d'Italia 2010: l'Unione Ciclistica Internazionale lo ha fermato per irregolarità nel passaporto biologico.
Pellizotti è stato convocato dall'Ufficio della Procura Antidoping per il 17 maggio alle 12 allo stadio Olimpico. L'avvocato dell'atleta, Rocco Taminelli, ha spiegato che Pellizotti dovrà fornire all'Uci le giustificazioni in grado di scagionarlo dalle accuse di sospetto uso di doping. "Il problema - ha spiegato il legale - è che non c'è tanto da dimostrare che c'è una positività a degli esami rilevata in maniera sbagliata quanto piuttosto che ci sono delle variazioni dei valori ematici che possono essere assolutamente nella norma così come sono state rilevate".
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