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10-06-2011
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Giancarlo Brocci: “I nostri ragazzi, quelli di questo vituperato ciclismo, sono la miglior gioventù possibile”

Mettere assieme un Giro d’Italia ciclistico in questi tempi di crisi e patti di stabilità è da matti proprio, da trattamento sanitario obbligatorio: è una delle poche diagnosi corrette che la laurea da medico (ormai solo un quadro appeso nella vecchia casa di mia madre) mi consentirebbe. E poi un “Giro Bio”, alla cui formula teniamo orgogliosamente perché è piaciuta a tutti (le eccezioni si son qualificate per loro conto), a partire dai suoi attori protagonisti, e perché ci ha permesso di riscoprire l’essenza spartana dello sport, la bellezza della grande fatica che nel ciclismo non si può eludere. “Corsa bella, esperienza straordinaria”; riporto per efficacia di sintesi la definizione che ne ha dato l’ultimo vincitore, Carlos Betancur, soprattutto perché sappiamo aver espresso lo spirito del resto del plotone.
Conserviamo il gusto dell’impresa, a partire da questo pugno di irriducibili volontari che continua a darmi mano per continuare con i grandi professionisti (dott. Simonetto, Amici, Costantino ed i loro staff) che ci mettono comunque tanta anima; e ci resta il senso di “militanza, il credere in una causa e pensare che per essa tutto ciò che potremo fare continueremo a farlo.
Ci muove, comunque, una convinzione che, forse, quando abbiamo cominciato (ieri, nel 2009) non avevamo per intero; i nostri ragazzi, quelli di questo vituperato (da quali pulpiti..) ciclismo se lo meritano perché sono la miglior gioventù possibile.
E la gente di ciclismo è mediamente “più” perbene, di certo disponibile a mettersi in discussione ed a lavorare per rendere al nostro sport il futuro che merita.
A dispetto del travaglio che lo genera, sta per nascere un grande “Giro Bio”; strade inedite, tanto Sud, molti nuovi amici che condividono i nostri obiettivi.
Certo, anche tanti sacrifici, trasferimenti, qualche disagio che non ci faremo mancare. Ma ci guida l’idea che un altro ciclismo è possibile; assomiglia un sacco a quello “eroico”, ma siamo convinti che se sapremo, come sapremo, rendergli credibilità e trasparenza, tornerà ad entusiasmare.
Devo un ringraziamento non di maniera a Renato Di Rocco, assieme ai suoi “federali”: il Presidente non ci ha fatto mai mancare l’appoggio nei tanti momenti di difficoltà ed ha sostenuto le nostre “diversità” con un coraggio che gli fa culturalmente onore.
Ed ora tornate a vedere quanto sono belli questi ragazzi!
Dott. Giancarlo Brocci

Tortoreto Lido (TE), 9 giugno 2011

Livio Iacovella

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