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02/04/2010
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Intervista allo junior veneziano Paolo Simion.

Vi proponiamo in esclusiva Teleciclismo.com l’intervista al ciclista juniores più vittorioso a livello nazionale nell’avvio di stagione 2010, ovvero Paolo Simion, veneziano di Martellago nato il 10 ottobre 1992, portacolori della formazione trevigiana Giorgione Aliseo, alla seconda esperienza nella categoria. Simion, in poco più di 2 settimane, ha già posto nel proprio carniere 2 bellissime affermazioni, mettendo la sua ruota davanti a tutti negli sprint di Orsago e Altivole, competizioni che si sono svolte nella Marca Trevigiana, e ha conquistato, domenica scorsa, un’ottima seconda posizione nella gara a carattere nazionale di Sovilla (Treviso).



Paolo, quando è iniziata la tua avventura in sella alla bici?

“Tutto è cominciato nel marzo del 2003. Avevo 10 anni, insomma quasi 11. Se devo essere sincero ho inziato l’attività ciclistica per motivi fisici, cioè a quel tempo ero un po’ robustello. Avevo praticato anche altri sport, ad iniziare dal calcio. Il pallone è lo sport più popolare, e quindi quasi tutti lo praticano! Per sei mesi mi sono dedicato al basket e anche al nuoto. Ma Nessuna di queste attività mi appagava molto.
Il papà di un mio compagno di classe era direttore sportivo dell’U.C. Martellago, formazione ciclistica con sede proprio nella mia cittadina. Ho così cominciato ad esplorare il mondo delle due ruote e ho intrapreso, nella categira G.5 giovanissimi, questa mia avventura fantastica nel ciclismo.
Solitamente i ragazzi si approcciano a questo sport grazie alla passione che viene trasmessa dai genitori, e invece nel mio caso non è andata così. Mia mamma e mio papà erano estranei a questo mondo".

La tua stagione 2010 è iniziata in modo a dir poco splendido, con le affermazioni di Orsago e di Altivole e, pochi giorni fa, con l’ottima seconda piazza nella competizione Nazionale di Sovilla. Ti saresti aspettato un avvio stagionale così positivo?

“No, non me lo sarei aspettato. Il mio direttore sportivo Loris Bergamo, durante gli allenamenti invernali, scherzava spesso dicendo che le prime 3 gare del calendario sarebbero state alla mia portata. Ma io non ci credevo, soprattutto dopo una stagione 2009 sottotono, in cui non riuscivo mai a trovare il giusto colpo di pedale.
Il circuito di Orsago, gara d’apertura, è stato percorso ad una media elevatissima. Io mi sentivo un po’ “incatramato”, per usare un termine ciclistico. Poi nelle ultime 5 tornate le gambe si sono sciolte: ho affrontato in prima posizione la curva conclusiva ai 200 metri dal traguardo ad una velocità più elevata di tutti gli altri, e ho vinto facile.
Ad Altivole, poco più di una settimana fa, mi sono presentato ai nastri di partenza molto più tranquillo, consapevole del mio stato di forma. Sulle salite dei Colli Asolani mi lasciavo sempre sfilare fino alla 15^ - 20^ posizione utilizzando rapporti molto agili, per cercare di spendere meno energie possibile, per “salvare” la gamba insomma, come diciamo noi ciclisti. La volata finale non era facile da interpretare: la velocità negli ultimi chilometri non superava i 45 orari, così ai 200 metri conclusivi ho affiancato il campione d’Italia Andrea Zordan e l’ho sorpassato sulla parte sinistra della careggiata.
A Sovilla, 2 giorni fa, partivo con i favori del pronostico e questo complicava ulteriormente le cose. Sulle salite del Montello sono riuscito a rimanere nel gruppo dei migliori. Nel finale ci siamo lasciati sfuggire Alessadro Tonelli e io ho regolato la volata del plotone".

Paolo raccontaci la tua esperienza nel Giorgione Aliseo, storico sodalizio di Castelfranco Veneto.

"Mi trovo bene nella famiglia del Giorgione: l’ambiente è molto tranquillo, senza pressioni. Quest’anno inoltre il mio nuovo direttore sportivo Loris Bergamo ha portato nel gruppo una ventata di aria nuova e siamo più coesi. Poi le vittorie hanno dato ancora più fiducia a tutti noi".

Quanto sono importanti i tuoi compagni di squadra in corsa?

"Sono a dir poco fondamentali. In corsa si possono presentare continue situazioni difficili, e spesso ne esci solo grazie ai tuoi compagni di squadra. Poi ci tengo a sottolineare che, all’interno del Giorgione, non sono io il capitano. Cioè durante la settimana valutiamo tutti assieme chi tra noi ha una forma atletica maggiore, e poi alla domenica si scelgono le direttive, anche in base al percorso".

Quali sono i tuoi principali obiettivi in questa stagione 2010?

"Senza ombra di dubbio la mia mente viaggia già a giugno, al campionato italiano di Vidor. Correremo sulle strade in cui praticamente mi alleno tutte le settimane, e conoscere bene il percorso potrà senza dubbio essermi d’aiuto. Le colline del prosecco sono ricche di strappi brevi ma tosti: sono queste le salite che amo di più. Un’altra ascesa della Marca Trevigiana che amo molto è il Cà del Poggio: misura solo mille metri, ma non ti concedono mai un attimo di respiro".

Paolo, quali sono i tuoi ricordi più belli nel mondo delle due ruote?

"Vincere una maglia tricolore e ascoltare l’inno d’Italia sul podio…l’emozione è alle stelle! E’ successo a Torino nel 2008, nell’inseguimento a squadre allievi, e a Pordenone nel 2009 tra gli juniores, nella specialità di velocità a squadre e inseguimento a squadre. Inoltre durante l’estate scorsa ho avuto l’onore di partecipare con la maglia azzurra ai campionati del mondo su pista di Mosca, un’esperienza che mi ha fatto maturare molto, non solo dal punto di vista atletico, ma anche personale".

Paolo ti stai dimostrando uno dei maggiori talenti juniores a livello Veneto e Italiano. Anche se siamo solamente a inizio stagione, proiettiamoci nel 2011.

"Il passaggio alla categoria under 23; il sogno è quello di poter far parte di una delle più blasonate formazioni venete, come la Zalf, la Trevigiani, la Marchiol. Certo io spero di poter trovare un ambiente tranquillo, per poter maturare sotto il profilo atletico e fare tanta esperienza e poi, nelle future stagioni, provare ad emergere.
Poi ci sono molte corse dilettantistiche che mi affascinano, a cominciare da quella che andrà in scena domenica prossima nel trevigiano, ovvero l’Internazionale di Col San Martino.
Tra i professionisti ammetto di sognare la Parigi – Roubaix: tra l’altro il CT Rino De Candido mi ha comunicato, pochi giorni fa, che farò parte della spedizione azzurra alla Parigi – Roubaix juniores, in programma per domenica 11 aprile. Sono ansioso di provare questa nuova emozionante esperienza".

Quale è il tuo idolo sportivo?

"Io ammiro molto i corridori possenti, come Boonen, Pozzato, insomma atleti completi, potenti, che sappiano cavarsela bene sia in salita che negli sprint".

In conclusione Paolo, cosa diresti a un tuo coetaneo per convincerlo ad iniziare l’attività ciclistica?

"Per prima cosa gli direi che praticare ciclismo a livello agonistico “non è una passeggiata”! Occorrono continui sacrifici, cioè niente discoteca il sabato sera, e in generale una vita abbastanza controllata, sotto ogni punto di vista, a cominciare da quello alimentare, scolastico… Ci tengo comunque a sottolineare che la scuola, tra le mie priorità, mantiene comunque la precedenza assoluta. Cerco di conciliare al meglio gli studi con lo sport, anche se non è sempre facile. E poi quando si è in sella alla bici bisogna sempre avere la testa sintonizzata sul canale giusto!
I sacrifici però portano a delle soddisfazioni che non hanno limite! Queste ripagano di tutti gli sforzi in questo sport semplicemente straordinario".


Abbiamo inoltre avuto la possibilità di chiedere alla signora Vally, mamma di Paolo, di descriverci suo figlio.

"Cosa dire di Paolo: è una ragazzo che non molla mai, in tutti i sensi. Se lui ha un obiettivo in testa lo deve raggiungere a qualsiasi costo. Insomma, come si dice, rosso di capelli carattere tenace. E’ molto generoso, pensa sempre prima agli altri che a se stesso, e poi scherza sempre, è un burlone! A volte anche troppo e mi fa arrabbiare.
Se la cava molto bene anche a scuola: frequenta il liceo scientifico con indirizzo chimico biologico. Partecipa, nel tempo libero, ai grest estivi del paese come animatore e ci da una mano nelle nostre coltivazioni di radicchio.
La paura più grande? Quella che accomuna tutte le mamme dei corridori, e cioè che si faccia male. Io temo questo, in particolar modo, dopo la sua caduta a Pistoia: sono trascorsi ormai 2 anni, ma il ricordo è sempre fisso nella mia mente. Cadendo in discesa, Paolo ha rischiato di fratturarsi la spina dorsale. Per nostra fortuna poi l’allarme dei momenti post caduta è rientrato, però la paura è rimasta. Per il resto, lo vedo felice. Questa è la soddisfazione più grande per un genitore".

Moreno Martin

 

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